Di che si tratta:

 

La chiave del successo che ha salutato questo libro di un esordiente, sta nella sua freschezza e nella sua sincerità, nella sua irresponsabilità. Enrico Brizzi ha arricchito la nostra letteratura di un nuovo eroe liceale: Jack Frusciante, alias «il vecchio Alex», in bilico costante tra ribellione e stabilità, sogni e chiaroveggenza. Migliaia di lettori si sono riconosciuti nei suoi miti, nelle sue ritrosie, 

nel suo malessere o almeno... hanno deliberato di riconoscersi.

 

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Passi che mi hanno colpito:

 

"E lei e Alex, pur fra i mille tramortimenti esistenziali del caso, erano esattamente Felici, anche se il vecchio si sentiva un po' angosciato quando pensava che la loro era una storia di diciassettenni a orologeria col fottuto timer già puntato sulla partenza di lei per l'America. Intanto però, si sentivano spessissimo, e quando si rivedevano erano più felici e più forti."

 

[...]

 

"Vivevano il loro strano sogno e si raccontavano tutto e camminavano e parlavano e ridevano e camminavano e parlavano contro tutto il già visto come in un lungo sogno, quei matti. E poi, e poi... e poi un brutto giorno le parole fra loro, erano state fonte di malintesi. Anzi, fonte di un malinteso, uno solo ma che era la cosa piu' triste che avesse mai provato in tutta la vita... Un sabato sera freddo gelido, in piazza Maggiore, il vecchio Alex le aveva chiesto di mettersi con lui. Era la cosa più ovvia a quel punto, no?  Solo che. Solo che lei gli aveva stretto forte la mano, detto che ci avrebbe pensato su, ma aveva un'ombra triste negli occhi. Lui era tornato a casa sentendosi soffocare, col presentimento che, per un tempo di cui non riusciva a mettere a fuoco i dettagli, con Aidi non si sarebbe sentito. E tutta la domenica seguente, Alex forte, Alez incazzato, Alex che se ne frega, era rimasto sul letto a leggersi "Il gabbiano Jonathan Livingston" che gli aveva prestato proprio Aidi. Alex inutile e triste come la birra senz'alcool..." 

 

[...]

 

« Lei lo salutava via rapida, e poi c’era quell’istante in cui nel film non si sa ancora se I due protagonisti si fermeranno a parlare, quell’attimo in cui sembra che lui stia per chiederle “Beh, come va?” ma lei se ne andava sempre, continuava a farsi trascinare in senso opposto dal flusso di lobotomizzati che attraversano il corridoio. E lui sapeva che avrebbe dovuto aspettare altre 24 h per incontrarla ancora, e comunque sarebbe stato per un secondo, in una circostanza così. Ma lui, forte e incazzato non si sarebbe mai mosso per primo… Però. Però non riusciva a capire. Come poteva lei usare certi espedienti, come poteva uniformarsi a tutte le altre ragazze, ai loro comportamenti, ai loro trucchetti di merda… […] “Mi guarda un secondo di troppo passandomi via di fianco con le sue amichette. Si vede lontano chilometri che si accorge che sono triste. Però non me lo viene mica a dire. Minimo Storico.” »

 

[...]

 

"Chiederle soltanto «PERCHE'» e poi ricominciare tutto daccapo, ché si vedeva lontano chilometri che tra loro non era finita, e si vedeva che lo sapeva benissimo anche lei. E allora, cazzo, era deciso: tornato a casa, quel pomeriggio le avrebbe scritto una lettera che non lasciva spazio agli equivoci e nel giro di quattro o cinque giorni quella situazione assurda sarebbe finita."

 

[...]

 

"E' meglio scegliere fin dall'inizio chi sta veramente con te, se per sovvertire questo stato di cose ti vanno bene anche individui a cui sputeresti in faccia non puoi venirmi a dire "e' colpa vostra", siamo divisi, troppo stronzi qui fra noi e tu lo sai, isolarsi può aiutare a far scoprire gli infami in mezzo a noi, c'è qualcuno sempre pronto a essere solidale con le tue rivendicazioni, poi un giorno scopri che è diventato peggio degli altri, lo vedi accettare quello che ha negato in precedenza..."

 

[...]

 

"Un bel momento era arrivato un pomeriggio molto più grigio e verniciato di mal di testa degli altri. Uno di quei pomeriggi passati a studiare dieci minuti, a ogni nuovo paragrafo alzarsi per fare una pera di Videomusic, aspettare l'inizio del prossimo clip, se è brutto me ne vado e se invece no lo guardo... Alla fine Alex era rimasto davanti alla Tv per ore... Poi, il telefono. Era Aidi. L'aspettava da un pezzo quella telefonata il vecchio Alex, ma non sapeva cosa dire..."

 

[...]

 

"Ero strasicuro di essere sprofondato in mezzo a tutte quelle cose tremende tipo lui è stato appena scaricato dalla ragazza non ha voglia di studiare la scuola non gli dà nessuna soddisfazione e intorno ha tanti amici ma quelli sinceri, gli amici con cui si può confidare, sono rarissimi. Non ha mete, nella vita. Essere felice, forse, ma è lontanissimo anche solo dall'idea di poterlo essere. E intorno tutto va come è sempre andato, e forse andrà sempre così. Tutto è prevedibilissimo, l'ho già vissuto in cento film tutti uguali e mi sento il personaggio di un libro che non mi piace e odio l'autore che mi fa fare queste cose che detesto e non mi fanno minimamente sentire felice..."

 

[...]

 

"E poi parlavano e parlavano. Parlavano di cose che non avevano mai chiesto a nessuno - i pomeriggi sdraiati sul tappeto, o seduti in cortile, a raccontarsi le estati passate e i trasalimenti per i domani di pioggia. [...] Se ne stavano anche zitti ogni tanto. Abbracciati sul letto, i respiri che andavano su e giù. (Erano i silenzi più lenti e maledettamente intensi che il vecchio Alex avesse mai ascoltato.)"

 

[...]

 

“...non capirà mai, nessuno capirà mai ma a lei vorrei cantarlo fino a farla entrare davvero nel mio mondo. Se fossi sicuro che è con me, non avrei paura né dell’America, né del futuro, né della morte. In definitiva, sono io un pazzo? Sono io all’inizio di una strada che non va da nessuna parte? Sono io all’inizio di una strada che porta in alto? ...sono io innamorato? Sarei felice con lei se non dovesse partire per l’America, o tutto quello che di bello sta succedendo è solo per la fretta di avere pochi giorni a disposizione?! Non so…”

 

[...]

 

«Alex, non ti capita mai di pensare come la nostra storia sia assolutamente folle e fuori da tutti i canoni, e di come la gente non la capisca e di come nessuno la potrà mai capire?»

«Se è per questo, ci penso praticamente tutti i giorni. Anzi, spesso mi domando quanto ne capisco io.»

«Un sacco di gente mi chiede perché non stiamo insieme e... non so, è strano, a pensarci bene. Effettivamente visti dal di fuori dobbiamo dare l'idea di due che stanno insieme.»

«Io non sto con te perché... perché va bene così, perché giugno è fantastico, e sapere che c'è l'America che arriva, e allora dirsi tutto perché tra una settimana è troppo tardi, è magnifico. Qualcosa mi manca, e lo sai. Io vorrei baciarti e tutto il resto, ma non tanto per il gesto in sé... Davvero. E' difficile... E' come mettere le basi per addomesticarti un po' di più. Farai più fatica a dimenticarmi, così. Resteremo più attaccati ogni cosa in più che faremo. Io ho paura, per l'anno prossimo....»

«Lo sai, bisogna fare sempre solo Quello Che Ci Si Sente.»

«Certo, dicevo così. Dicevo Quello Che Mi Sento.»

«E cosa ti senti ancora?»

«Sento che questo giugno, questo scoprirsi ogni giorno di più, e ogni pezzo di me che scopro trovarne uno nuovo di te, e ogni pezzo di me che ti regalo trovarne in cambio uno che tu mi lasci nel calzino di lana di fianco al camino mentre dormo, è bello. A me non era mai capitato. E vedere crescere Aidi e Alex, ogni giorno, ogni mattina di sole, che per il resto della gente non vuol dire niente di particolare, è sovvertire tutti i pronostici, è ridere di fronte all'Uomo con le Previsioni Sicure, quello che era certo che la Danimarca avrebbe preso una vagonata di gol e sarebbe stata eliminata nelle qualificazioni e invece si è qualificata... La Gente capisce solo quando le cose sono successe, mai mentre accadono. E per noi due è lo stesso.... »

«Alex, io voglio che la Danimarca VINCA.»

 

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[E' come quando hai 15 anni e ti senti padrone del mondo]