Carissimo,

Non sono più in animo di scrivere poesie. Le poesie sono venute con te e se ne vanno con te. Questa l'ho scritta qualche pomeriggio fa, durante le lunghe ore all'aeroporto in cui aspettavo, esitando, di chiamarti. Perdonane la tristezza, ma con te ero anche triste.

Vedi, ho cominciato con una poesia in francese e finisco con un'altra. C'è in esse tutta l'ampiezza di quello che ho sperimentato in questi mesi: l'orrore e la meraviglia…

Non avertela a male se sto sempre parlando di sentimenti che tu non puoi condividere. Almeno puoi capirli. Le poche settimane di meraviglia che ho strappato dalla tua vita erano quasi troppo per me. Bene. Sono passate, ora comincia l'orrore, il nudo orrore e io sono pronta a questo. La porta della prigione è tornata a chiudersi di schianto.

Non tornerai più da me, entrambi avremo troppe preoccupazioni… e la felicità per te non sarà qualcosa che avrà il mio nome.

Crederai, ora che non puoi più sospettare che sto Recitando per intrappolarti in qualche modo, che stanotte ho pianto come una bambina pensando alla mia sorte e pure alla tua, povero ragazzo forte, amabile e disperato…

Se ho mai detto o fatto qualcosa che non potevi approvare, perdonami. Io ti perdono questa pena che mi rode il cuore, sì, le do il benvenuto: questa pena sei tu, il vero orrore e la meraviglia di te. Addio. T'auguro buona fortuna in tutti i giorni. Io di te amavo tutto, non solo la tua bellezza, ma anche la tua "tache noir", il tuo viso chiuso. 

Eppure ti rimpiango. 

Non dimenticarlo. 

Tu non dimenticarmi.

 

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